Centro Studi ANA, Mostre e Scuola

Centro Studi ANA, Mostre e Scuola

 

 

 

 

Che cosa è il Centro Studi A.N.A.

Il Centro Studi A.N.A. si propone di raccogliere, organizzare e catalogare tutto ciò che riguarda la storia e le tradizioni del Corpo degli Alpini (libri, raccolte storiche, testimonianze dirette, ecc.), tutte le notizie attinenti la storia dell’Associazione, della sezione, dei suoi gruppi dalla loro costituzione ad oggi, nonché tutto il materiale relativo all’attività dell’ANA (volontariato, protezione civile, sport, attività sociali, ecc.), in modo da poter mettere a disposizione dei soci e di quanti abbiano interesse tutto il materiale disponibile.

Promuove eventi, manifestazioni, mostre, coordina con le zone e i gruppi iniziative di vario genere.

Inoltre, cura i rapporti con importanti istituzioni culturali come le scuole di ogni ordine e grado, le università e i musei per la realizzazione di eventi di particolare rilevanza, collaborazioni, convenzioni e promozioni reciproche.

↑ Torna all’indice

 

 

 

 

Bosco della Memoria

Le motivazioni

Il progetto del “Bosco della Memoria” realizzato in località ALBERÉ nel Comune di TENNA, nasce durante i mesi che sono succeduti al tragico passaggio della tempesta VAIA nell’ottobre 2018. I danni agli edifici e soprattutto alla vegetazione boschiva sono stati molteplici e la popolazione trentina tutta si è da subito impegnata in maniera encomiabile in una gara di solidarietà per la ricostruzione delle molte aree devastate.

La Sezione Alpini di Trento

La Sezione di Trento dell’A.N.A., sempre presente sul territorio provinciale, ha ritenuto fin da subito che la situazione richiedesse un intervento diretto ed attivo; proprio in quel periodo era in corso la campagna per la distribuzione dei panettoni natalizi solidali promossi dalla Sede Nazionale e quindi il consiglio direttivo sezionale ha deliberato di impiegare i profitti ottenuti dalla cessione di panettoni in progetti di ripristino e riqualificazione delle aree maggiormente colpite dalla tempesta Vaia. La campagna si chiamava “L’Alpino adotta un pino” e fin da subito ha avuto un grandissimo successo, tanto che, oltre al progetto “Bosco della Memoria” la Sezione ha potuto finanziarne altri promossi dai gruppi alpini del territorio.

Il Bosco della Memoria

Assieme a tutti gli interventi di ripristino delle aree danneggiate, la Sezione di Trento aveva il desiderio di realizzare un parco dedicato alla memoria, proprio in una delle zone colpite dall’evento meteorologico, e dopo varie valutazioni e ricerche è stata scelta la pineta di Alberé di Tenna, dove da molti anni è presente la Baita del gruppo Alpini di Tenna, con accanto una piccola chiesetta in legno con un monumento in ricordo dei caduti di tutte le guerre, un luogo particolarmente colpito dalla tempesta Vaia e già molto significativo per la Sezione. La pineta di Alberé era già un luogo molto frequentato dalla popolazione locale e dai turisti.

Quindi, dopo i primi contatti con il comune di Tenna e il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, viene incaricata per la redazione di un progetto preliminare l’ingegnere Debora Cont, la quale avrebbe dovuto inserire in ciò che era rimasto del bosco, un percorso pedonale, lungo il quale sarebbero state installate delle opere provenienti dalle 19 Zone del Trentino in cui sono suddivisi i gruppi sezionali. Gli Alpini trentini hanno accolto fin da subito la richiesta e si sono attivati per la realizzazione dei manufatti. Anche altre realtà hanno accolto questa iniziativa e quindi altre opere sono state realizzate dall’Associazione Forestali, dalla Protezione Civile ANA (Nu.Vo.La.), dal Comune di Tenna e dalla Sezione stessa.

La descrizione

Il percorso è lungo 480 metri, lungo il quale, ai lati, si possono ammirare i 23 manufatti realizzati da artisti trentini. Oltre al percorso sono stati messi in sicurezza i due belvedere, già esistenti ma danneggiati dalla tempesta, che si affacciano sul sottostante Lago di Levico. Infine, nel grande prato sotto la baita degli Alpini, è stato realizzato un anfiteatro naturale che può ospitare fino a 150 persone con un fondale di legno, ed un portale d’ingresso al percorso pedonale, sempre in legno, realizzati dall’artista Marco Nones.

↑ Torna all’indice


 

 

 

 

Torre Vanga

La torre è nominata per la prima volta da una fonte del 1210, un atto con il quale il principe vescovo di Trento Federico Vanga perfeziona l’acquisto di quella che veniva ancora definita come casa-torre, fino a quel momento proprietà della famiglia di un certo Valcone. Dieci anni più tardi il presule tridentino Adelpreto ne affida la gestione a due fratelli, Adelperio e Bertoldo, appartenenti alla casata dei Vanga.

La sua origine come casa-torre è legata ad un fenomeno comune a molte città italiane nel corso dell’età medievale: dal XII secolo infatti è assai frequente la costruzione di residenze fortificate che testimoniano l’affermarsi nel tessuto socio-politico delle città di nuove famiglie. Solo nel corso del XIII secolo Torre Vanga assume la fisionomia di una torre difensiva vera e propria. La torre attuale venne innalzata su una preesistente fortificazione dal principe vescovo Federico Vanga (1207-1218) nei primi anni del suo episcopato, mentre l’avamposto merlato, ingentilito da trifore, è un ampliamento successivo.

Per lungo tempo ospita il posto del dazio e, come attestato da un documento del 1439, una guarnigione con il compito di vigilare sul pagamento del pedaggio.

Caposaldo sudoccidentale della cinta muraria edificata nel XIII secolo, Torre Vanga riveste un ruolo cruciale nel tessuto urbano della città, in quanto difesa preposta al controllo del traffico fluviale: fino al 1858 infatti, anno di completamento dei lavori di rettifica, l’Adige correva lungo il tratto che separa Torre Vanga da Torre Verde, creando una barriera naturale che rendeva superflua la presenza delle mura.

Un ponte ligneo coperto le collegava alla sponda opposta del fiume, dove si trovava, in posizione isolata, l’abbazia di San Lorenzo.

Presso la torre sorgeva anche la porta dalla quale si accedeva alla strada per le Valli Giudicarie e la Lombardia.

Nel corso del XIX secolo Torre Vanga viene adibita a carcere criminale; i graffiti incisi dai prigionieri all’interno delle sale, su pareti e davanzali, offrono ancora oggi testimonianza diretta dell’avvenuto cambio di funzione.

Oggi la struttura si presenta in ottime condizioni e rappresenta uno degli edifici simbolo della Trento medievale. Alta più di trenta metri e coronata da merli a coda di rondine, la Torre Rossa - chiamata anche con questo appellativo per via dei mattoni coi quali fu realizzata - è circondata da un edificio merlato in cui si aprono finestre a trifora che ne addolciscono l’austera struttura medievale.

Dopo i restauri dei primi anni duemila, la Soprintendenza ha valorizzato due punti di forza della torre, l’aspetto storico monumentale di un sito medievale e l’articolazione strutturale dell’edificio che permette di ospitare sia incontri e conferenze, sia iniziative espositive con le principali attività della Soprintendenza.

Nel corso degli anni ha visto al suo interno un susseguirsi di eventi espositivi.

Le mostre

Dal 2018 è in concessione alla Sezione Alpini di Trento, che durante i lavori di sistemazione e riallestimento della sede sul Doss Trento ha allestito un’esposizione dedicata alle vicende del Corpo degli Alpini.

Torre Vanga dal giugno 2020 è sede della storia alpina della Sezione ANA di Trento e racconta i 100 anni di impegno e di solidarietà che hanno sempre contraddistinto lo spirito degli alpini trentini, dimostrandosi prodighi di iniziative volte a migliorare la comprensione, lo spirito di solidarietà e il benessere sociale.

Dal 2021, dopo la riapertura del Museo Nazionale Storico degli Alpini sul Doss Trento, ha ospitato le mostre temporanee organizzate dalla Sezione.

Tra il 2023 e il 2024 quella dedicata agli “Alpini trentini in Russia durante la seconda guerra mondiale” e dal 2025 è ancora in corso la mostra “Alpini alpinisti”.

↑ Torna all’indice

 

 

 

 

Sacrario di Rovereto

Sacrario di Castel Dante a Rovereto

La storia

Tra il 1922 e il 1927 su di un colle che consentiva la visione di un ampio settore di fronte, vennero trasferite dai cimiteri di guerra delle montagne circostanti le salme di circa 3.000 soldati caduti.

Costruito nei pressi delle rovine del castello dei Castelbarco di Lizzana, questo cimitero raggruppava un insieme eterogeneo di monumenti funebri uno diverso dall’altro, alcuni dei quali erano stati realizzati assemblando vari materiali bellici.

Alla fine degli anni ’20, il Regime fascista, desiderando celebrare la “religione della Patria”, decise di sostituire il cimitero con un imponente Sacrario Militare che oggi è il luogo della memoria, il simbolo più grande presente nel Trentino della tragedia della guerra.

L’opera, progettata dall’architetto Fernando Biscaccianti, marchigiano ed ex ufficiale del genio, venne iniziata nel 1933 e ripresa, tra varie difficoltà, fra il 1936 e il 1938, anno in cui il 4 novembre venne definitivamente inaugurata.

Dietro ad essa sono ancora visibili i ruderi di un pozzo e un lacerto delle mura dell’antico castello di Lizzana, citato già nel 1014 e raso al suolo dai Veneziani nel 1439, che la leggenda dice sia stata la dimora di Dante Alighieri nel 1302-1304 al tempo di Guglielmo di Castelbarco il Grande.

La via di accesso

Si accede al parco ed al Sacrario Militare attraverso un cancello metallico posto sul lato nord del parco stesso.

Lungo la strada di accesso sono visibili sulla sinistra alcune trincee costruite tra il 25 e il 28 novembre 1915 dalla 1ª Compagnia del 114° Fanteria Brigata “Mantova”, dopo che ebbe conquistato la posizione e poi difesa dai fanti della 207ª Brigata Taro.

Superate le trincee nei pressi della casa del custode, sulla destra, vi è un vecchio rovere che ricorda il simbolo araldico della città di Rovereto (Robo-retum).

Si arriva così al piazzale da cui parte la gradinata che conduce al monumentale portale di accesso alla costruzione. Nel piazzale sono presenti 4 cannoni (il 75/11 Deport prodotto in Italia, due 105/28, un Ansaldo/Schneider 75/27 Mod. 11 italiano) e un obice da montagna 75/13 M15 austriaco e due pennoni portabandiera. Vi si trovano inoltre: la targa ricordo dell’occupazione dal 25 al 28 novembre 1915 del 114° Reggimento di Fanteria Brigata “Mantova”, il monumento in memoria del tenente d’artiglieria Ugo Petazzi, il monumento ai Legionari cecoslovacchi eroicamente caduti sul nostro fronte, il monumento in ricordo dei caduti esumati dal cimitero di Brentonico e alcune targhe.

L’opera

Il Sacrario militare di Rovereto, conosciuto anche con il nome di Castel Dante, è una costruzione cilindrica, dotata di una cupola circolare metallica in stile neoclassico, posta sopra un basamento, formata da due gradoni concentrici a pianta circolare.

Al suo interno sono ricavati tre gironi con i loculi di 20.287 soldati, noti ed ignoti, appartenuti agli eserciti italiano (11.462 di cui 5.996 ignoti), austro-ungarico (8.674 di cui 3.042 ignoti) e alla Legione cecoslovacca (151 di cui uno ignoto). Di un buon numero di loro i nomi, scolpiti sulle pareti, sono immediatamente visibili, grazie alla presenza delle ampie vetrate. Tra questi vi è anche il nome dell’unica donna qui tumulata, Suor Valeria, suora infermiera deceduta a Riva nel 1919.

Tra i loculi del girone esterno del piano terreno è posta la lapide che ricorda le Medaglie d’Oro della Legione trentina. Davanti ad essa arde una lampada perenne, collocata su un tripode in bronzo. Ai lati, due lapidi ricordano i roveretani caduti nella guerra 1915-1918. Due scale interne collegano il piano superiore a quelli inferiori. Al piano superiore si trovano l’altare in marmo, la via Crucis in bronzo realizzata dallo scultore Castiglioni e le arche dei roveretani Damiano Chiesa, fucilato a Trento dagli austriaci il 19 maggio 1916, e Fabio Filzi, invece impiccato con Cesare Battisti il 12 luglio 1916 nel Castello del Buonconsiglio. Ai piedi di queste sono posti i monumenti donati dalle associazioni degli Artiglieri e degli Alpini.

Al piano terreno vi è il busto del Maresciallo d’Italia Guglielmo Pecori Giraldi che comandò la 1ª Armata dal 9 maggio 1916 sino alla conclusione della guerra, quando divenne Governatore civile e militare della Venezia Tridentina a Trento. Nella cripta di questo piano, non accessibile al pubblico, riposano le spoglie di tutti i soldati italiani ignoti insieme a 7.498 (di cui 3.042 ignoti) soldati austro-ungarici traslati nel 1969-1970 provenienti dai cimiteri dismessi di Pergine (5.185 di cui 1.833 ignoti), di Passo Resia, Terragnolo e del Friuli.

Bisogna infine ricordare che a parte è collocata anche la lapide di sepoltura di 6 caduti della seconda guerra mondiale qui traslati.

Divina Commedia, Inferno XII, 4 - 9 Era lo loco ov’a scender la riva
venimmo, alpestro e, per quel che v’er’anco,
tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva.
Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l’Adice percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
che da cima del monte, onde si mosse,
al piano è sì la roccia discoscesa,
ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
cotal di quel burrato era la scesa;

La Sezione A.N.A. di Trento garantisce il servizio di guardiania e sorveglianza presso l’Ossario di Castel Dante a Rovereto durante le domeniche e i giorni festivi, in collaborazione con il Ministero della Difesa.

↑ Torna all’indice

 

 

 

 

Museo Storico Nazionale delle Truppe Alpine

Il Museo attuale nasce da un’idea dell’allora Direttore, il Generale di Divisione del Ruolo d’Onore Stefano Basset, in concerto con l’Associazione Amici del Museo Nazionale Storico degli Alpini; associazione nata nel 2008, con il fine di valorizzare il Museo ed il suo patrimonio storico.

L’idea iniziale del Generale Basset ha trovato il pieno sostegno del Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.) l’Ing. Favero, essa è stata patrocinata dal primo Presidente dell’Associazione Amici del Museo, Attilio Martini; la stessa visione, divenuta poi un progetto di realizzazione, è stata perseguita con la stessa tenacia dal successore di Martini, il Presidente Roberto Bertuol.

La prima convenzione di intesa è stata firmata durante la 90ª Adunata Nazionale dell’A.N.A. nel maggio del 2017 dall’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale C.A. Claudio Graziano insieme al Presidente Favero.

I lavori sono iniziati nel 2018 con il progetto e la guida artistica dell’Architetto Andrea Tomasi e sono proseguiti grazie alla costante supervisione del Direttore dei Lavori, l’Ingegnere Gianfranco Canestrini. Dopo l’iniziale intervento del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpino, sono entrate in campo le numerose ditte appaltate per l’incarico. Al loro fianco, un grandissimo e consistente lavoro è stato realizzato dagli infaticabili Volontari dell’ANA che si sono avvicendati per mesi nell’operare alla realizzazione del Museo: i lavori sono stati seguiti con costanza ed estremo impegno dall’allora Presidente della Sezione di Trento, Maurizio Pinamonti.

Dal 2018 i lavori di realizzazione vengono seguiti e coordinati in prima persona dal Vice Direttore, il Tenente Colonnello Giulio Lepore che si interfaccia con la Provincia, con i Volontari dell’ANA, il Comune, la Soprintendenza e le diverse ditte e i vari attori che si avvicenderanno poi per i successivi 4 anni di intenso lavoro per la realizzazione del Museo. Nel luglio 2019 il Ten. Col. Lepore diventa Direttore del Museo Nazionale Storico degli Alpini.

Il 13 ottobre 2019, l’A.N.A. organizza la cerimonia di inaugurazione della struttura del Museo, alla presenza delle Autorità Civili e Militari: all’evento partecipano numerosissimi i gruppi alpini e la cittadinanza della città di Trento. Dal giorno successivo riprendono e proseguono ancora i lavori e le attività necessarie alla riconsegna della struttura alla Forza Armata.

Successivamente, grazie al finanziamento da parte del Comune di Trento ed in particolare alla precisa volontà del Sindaco Alessandro Andreatta, inizia una fase concettuale e di studio per la nascita del nuovo progetto espositivo. Sarà realizzato a cura della 490Studio di Trento, una ditta specializzata in museografia che in stretta collaborazione con il Generale Basset ed il Direttore, Tenente Colonnello Lepore, realizzano il progetto.

Dopo la fase di ideazione e studio progettuale, il Ten. Col. Lepore organizza la fase di realizzazione e installazione del nuovo progetto museale; sotto la sua guida, lo Staff militare del Museo con attenta pianificazione e in coordinamento con i tecnici della 490Studio realizzano le delicate fasi di preparazione, assemblaggio, trasporto e riallestimento dei reperti nel nuovo Museo. Questa fase dura circa un anno e termina con la conclusione dell’allestimento nel dicembre del 2020.

Terminato l’allestimento del museo, continuano le molteplici e complesse attività burocratiche per la restituzione da parte di ANA della struttura, il passaggio dei contratti e della responsabilità del nuovo Museo. Il Direttore si coordina con le diverse parti in causa nel difficile e delicato percorso amministrativo che infine porterà al rientro del Museo nella disponibilità della Difesa. Questa fase di procedure amministrative, passaggi di contratti, temperamenti e collaudi dura quasi un anno e alla fine, nell’ottobre 2021, il Museo viene riconsegnato alla A.D., al Comando Truppe Alpine e al suo Direttore.

Nel novembre 2021 il Museo viene aperto al pubblico.

Il 30 luglio del 2024, dopo 3 anni di intenso lavoro, il Museo Nazionale Storico degli Alpini, primo e unico dei tredici musei militari dell’Esercito Italiano, viene inserito nel Sistema museale nazionale del Ministero della Cultura.

L’Associazione Amici del Museo ha sempre accompagnato e sostenuto il Direttore in tutti questi anni di attività, mettendosi a disposizione, fornendo consulenza, aiuto e sostegno.

Struttura e ingresso

La struttura del nuovo Museo si presenta come un grande edificio moderno ed all’avanguardia, armonizzato con il paesaggio naturale del Doss Trento. Sulla facciata principale, sotto la nuova scritta del Museo Nazionale Storico degli Alpini, si ammira la “Vittoria Alata”, opera dell’artista Biancini di Faenza.

Arrivando dalla Strada degli Alpini, si trova una ampia scalinata che conduce all’ingresso del Museo. Alla base della scalinata ci sono le due colonne in pietra con le targhe “Fondazione Acropoli Alpina” e “Museo Storico delle Truppe Alpine”; al loro fianco, c’è il bollettino della Vittoria della prima guerra mondiale. Alla sinistra della scalinata, sono posizionati tre pezzi di artiglieria.

Lungo i fianchi della scalinata vi sono i diversi cippi realizzati in ricordo dei Reggimenti di Fanteria Alpina, dei Reggimenti di Artiglieria da Montagna e dei Battaglioni misti ed autonomi. Alla sua sommità, lo spazio si allarga per fare spazio alla nostra bandiera, al suo fianco, si trova una lastra in memoria dei Caduti.

Nell’ingresso è possibile scaricare la nostra applicazione gratuita, che consente di integrare la parte espositiva con quella descrittiva digitale; è presente un multimediale dove trovare le diverse informazioni relative al museo. Sempre all’ingresso, sul lato destro è posizionato uno schermo che visualizza i nomi dei nostri donatori, dei nostri benefattori e dei nostri collaboratori.

A destra è presente uno spazio con degli armadietti dedicati al pubblico visitatore ed i servizi igienici (compreso quello per le persone diversamente abili).

Sempre nell’atrio dell’ingresso, di fronte inizia il percorso di visita del Museo: attraverso il corpo centrale, esso si sviluppa lungo la Sala Medaglie d’Oro e verso la nuova parte espositiva “Alpino in movimento” realizzata nell’ampio spazio a nord; il percorso prosegue con l’area delle “tematiche alpine” lungo il settore est che riconduce verso l’uscita.

Giardino interno

In esso trovano esposizione numerosi pezzi di artiglieria e di mitragliatrici pesanti, restaurati dal personale tecnico del Museo Nazionale Storico degli Alpini sotto la supervisione degli specialisti del Polo di Mantenimento Pesante dell’Arsenale di Piacenza. Le informazioni relative all’armamento esposto sono consultabili nelle apposite vetrofanie poste lungo il percorso museale.

Sala cronologica

La sala cronologica è stata realizzata nella struttura principale del “pre-esistente” museo, prima della ristrutturazione e del suo attuale ampliamento; in essa si può scoprire l’evoluzione dell’equipaggiamento, delle uniformi e della storia degli Alpini.

Entrando, la sala è dominata da “Il testamento del Capitano” di Paolo Caccia Dominioni, mentre alle sue spalle, sovrastante l’ingresso, “La Guardia alla Frontiera”, grande dipinto ad olio; un video che rappresenta un virtuale cambio della guardia tra gli alpini delle diverse epoche accoglie il visitatore.

Tramite alcuni schermi multimediali è possibile sia ascoltare una ampia scelta di canzoni che accompagnano la storia degli alpini, sia approfondire le diverse tematiche proposte, fotografie e cartoline.

Vetrine e vasche espositive permettono di visionare uniformi, documenti ed oggetti particolari che hanno accompagnato gli Alpini dalla fondazione del Corpo fino al secondo conflitto mondiale.

Lungo le pareti della sala trovano esposizione alcuni labari reggimentali originali.

Una parte dell’esposizione è dedicata agli irredentisti trentini ed in particolare alla figura di Cesare Battisti; oltre a trovare esposizione il cappotto da Alpino della celebre figura, nella nicchia ad egli dedicata è presente un supporto multimediale che vi permetterà di approfondire la sua vita nei molteplici aspetti che l’hanno caratterizzata.

Sacrario

Il Sacrario delle Medaglie d’Oro è il centro spirituale del Museo, la sala più suggestiva ed emotivamente più importante dell’intera struttura, poiché in essa viene conservata la memoria di tutti gli Alpini insigniti della Medaglia d’Oro al Valore Militare; in esso, centralmente è posizionato un grande masso, proveniente dal Monte Grappa, scelto e donato nel 1958 dagli alpini reduci della Grande Guerra.

Sulle lastre di marmo bianco che rivestono le pareti, suddivisi per periodo storico, sono scolpiti i nomi di tutti gli alpini insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare; sulla parte superiore, a giro d’orizzonte, la sala vanta un affresco realizzato dal Colonnello Paolo Caccia Dominioni che raffigura i campi di battaglia degli alpini, dalle guerre coloniali sino alla seconda guerra mondiale.

Tramite un supporto digitale è possibile scegliere, leggere ed ascoltare da una voce narrante, tutte le singole motivazioni che hanno determinato la concessione delle Medaglie d’Oro agli eroici Alpini.

Alpino in movimento

Questa area è la più variegata del Museo: dalla trincea ai mezzi di trasporto, attraverso i vari settori potrete rivivere in prima persona alcuni degli scenari più suggestivi che hanno visto come protagonisti gli Alpini.

All’accesso dell’area sotto un enorme pannello realizzato a forma di cappello alpino, dove si alternano immagini e filmati, sono presenti alcune vetrine dedicate ai copricapo degli alpini.

È presente una ampia raccolta di armi individuali e rare esposta su una parete, tramite un multimediale è possibile conoscerne le relative informazioni, curiosità e dati tecnici.

Si può vedere un’esposizione di mitragliatrici e armi pesanti oltre a poter conoscere l’artiglieria da montagna nel settore dedicato al tiro indiretto, dove ammirerete l’obice da 105/14 e alcuni strumenti tecnici per il tiro.

Nel percorso espositivo è installata una meta-trincea relativa alla prima guerra mondiale: in essa, trovano esposizione i materiali che hanno contraddistinto il combattimento corpo a corpo durante il primo conflitto.

In questo settore trovano esposizione alcuni dei veicoli in uso agli alpini, dalla slitta al motocarrello, dal fuoristrada alla moto. Al centro dell’esposizione la parte del protagonista è rappresentata dal mulo, è stata realizzata una riproduzione 1:1 dell’inseparabile amico dell’alpino; è possibile visionare un’ampia varietà di strumenti dedicati alla mascalcia.

Nel Museo trova spazio inoltre un’area dedicata ai recenti ritrovamenti archeologici, realizzata a cura della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, in essa potete visionare alcuni reperti ritrovati proprio nel terreno sottostante il Museo.

Inoltre attraverso dei semplici QR code accessibili con il proprio smartphone, è possibile vedere la rappresentazione 3D e in realtà aumentata di quanto è stato scoperto proprio sotto al nostro Museo.

Proseguendo, un ambito viene dedicato all’assistenza spirituale e alla figura del Cappellano Militare, che ha assunto un ruolo fondamentale di guida e di supporto ai soldati al fronte nei diversi conflitti.

Un selfie point permette a chi volesse di farsi una fotografia a fianco di un alpino della Prima Guerra Mondiale oppure con il logo del Museo.

L’area si chiude con l’esposizione di alcuni dipinti e quadri, al fianco dei quali, oltre ad una esposizione di gessi e bronzi di alcuni stemmi, tramite un multimediale è possibile vedere con le relative informazioni gli stemmi di reparto degli alpini della collezione del Museo.

Tematiche alpine

Il settore si apre con l’Associazione Nazionale Alpini, dove potrete scoprire tutte le attività svolte dall’Associazione d’Arma più grande del mondo. Grazie ad essa è stato possibile realizzare il Museo Nazionale Storico degli Alpini.

Si prosegue con un’area dedicata agli sport di specialità, dove potrete ammirare una selezione di reperti e materiali legati allo sci alpinismo ed all’arrampicata.

È stata realizzata la riproduzione di un posto branda degli anni ’60 e viene approfondito il tema del rancio alpino mediante un’esposizione di reperti e curiosità dedicati all’alimentazione dei soldati.

L’ambiente successivo ha come tematica le attività belliche che hanno impegnato il Corpo in Africa nei diversi contesti storici. La curiosità che potrete ammirare in questo settore è una rarissima collezione di soldatini in gesso rappresentante un battaglione coloniale completamente equipaggiato e in assetto di marcia.

L’ultimo settore, che conclude il percorso museale, è dedicato alle operazioni di “peace keeping” e “peace enforcement” che hanno coinvolto l’Esercito Italiano ed il Corpo degli Alpini a partire dalla fine dello scorso secolo; questo settore è particolarmente legato all’evoluzione dell’alpino da soldato di leva a volontario professionista ed all’impiego delle unità alpine nei teatri operativi.

Oltre ai manichini che riproducono l’assetto e l’equipaggiamento dell’alpino fuori area, avrete la possibilità di approfondire l’evoluzione del Battaglione Monte Cervino dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri; conoscerete l’equipaggiamento di un operatore del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” e lo comparerete con quello del suo predecessore, un “diavolo bianco” del battaglione Monte Cervino in tenuta da combattimento per climi innevati.

Archivio e biblioteca

L’archivio è il cuore pulsante del Museo Nazionale Storico degli Alpini. Quest’area è ad accesso controllato ed il servizio di consultazione è principalmente rivolto a studiosi e ricercatori, poiché in esso sono conservati documenti, fotografie e libri originali e di pregio.

Oltre all’archivio è presente una biblioteca di circa 5.000 volumi, realizzata grazie ai numerosi contributi di Gruppi Alpini e di benefattori privati. In essa sono conservati volumi e libri relativi alla storia del Corpo degli Alpini e argomenti storico militari. È possibile visionare una selezione di libri rari, unitamente a pubblicazioni di Forza Armata di difficile reperibilità.

L’accesso ai testi della biblioteca è consentito al pubblico che può richiederne l’eventuale prestito.

È presente inoltre una sala lettura, pensata come uno spazio polifunzionale: in essa si possono consultare i documenti dell’archivio, richiedere dei libri o semplicemente rilassarsi leggendo una rivista messa a disposizione dalla Direzione. È inoltre pensata come laboratorio ludico-didattico per i più piccoli, dove possono divertirsi e colorare alla scoperta della storia degli Alpini, delle loro gesta e delle loro tradizioni.

La sala è attrezzata con un grande schermo e con gli ausili tecnici necessari a garantire una perfetta operabilità in occasione di meeting e convegni di settore ed è pensata infine come sito per valorizzare le esposizioni temporanee.

Dal 2026 la biblioteca è entrata nel Sistema Bibliografico Trentino.

L’ingresso al Museo è libero e gratuito.

Il Museo osserva i seguenti orari nei giorni feriali:

Lunedì chiuso
Da martedì a giovedì 8.15 – 12.00 e 13.15 – 16.15
Venerdì 8.15 – 12.00

Nei fine settimana o festivi aperti al pubblico:
9.00 – 12.00 e 13.30 – 17.00

Fine settimana o festivi aperti:

Anno 2026

Ottobre sabato 24 e domenica 25
Novembre sabato 7 e domenica 8 – sabato 21 e domenica 22
Dicembre sabato 5 e domenica 6 – sabato 12 e domenica 13

Anno 2027

Gennaio sabato 23 e domenica 24
Febbraio sabato 6 e domenica 7 – sabato 20 e domenica 21
Marzo sabato 6 e domenica 7 – sabato 20 e domenica 21
↑ Torna all’indice

 

 

 

 

Mausoleo di Cesare Battisti

Nel luglio 1916, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Boselli, propose al Parlamento che fosse eretto un monumento a Cesare Battisti a Trento. Nel 1922 il progetto di legge fu approvato (Legge 2 aprile 1922, n. 468 - GU 92-1922), e la cessione gratuita del Doss Trento da parte dello Stato Italiano alla Città di Trento determinò la scelta del luogo più adatto in cui erigerlo e raccoglierne le spoglie.

Il progetto venne affidato all’architetto veronese Ettore Fagiuoli nel 1926, dopo numerosi dibattiti riguardo la sua forma architettonica, ma servirono alcuni anni per finanziare l’opera e solo dopo dieci anni di polemiche e incertezze il monumento fu inaugurato il 26 maggio 1935, data in cui le spoglie di Cesare Battisti, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, vennero traslate nel monumento a lui dedicato.

Mussolini lo visitò solo tre mesi dopo, a testimonianza di un controverso rapporto con la figura del “martire” e la sua famiglia, impegnata ad arginare l’invadenza del regime sulla sua memoria.

Il monumento è di ispirazione classica. Interamente realizzato con materiali locali, è composto da una base circolare sulla quale poggia un porticato di sedici maestose colonne alte più di dieci metri unite da una trabeazione con l’epigrafe composta da Giuseppe Gerola: “A Cesare Battisti, che preparò a Trento, l’unione alla Patria ed i nuovi destini”.

All’interno del porticato è presente un’ara simbolica, mentre attraverso tre aperture si può accedere all’interno del mausoleo dove una cella ipogea accoglie le spoglie di Cesare Battisti. Completa il monumento un busto in marmo realizzato dallo scultore trentino Eraldo Fozzer.

Pochi anni dopo, nel 1938, il Governo approvò la costruzione di un museo nazionale degli Alpini sul Doss Trento. Gli architetti Mario Cereghini, Giancarlo Maroni, Giovanni Muzio e Adalberto Libera presentarono il progetto di un’Acropoli Alpina, scenografico complesso monumentale ispirato ad un castrum romano. L’Acropoli non vide mai la luce e fu costruita solamente la strada d’accesso.

Nel secondo dopoguerra, il progetto originario era ormai inattuabile; l’ex casermetta austriaca ancora presente sul Doss Trento ospita dal 1958 il Museo Nazionale delle Truppe Alpine, dal 2020 ampliato e riammodernato attorno all’ex polveriera.

Sul prato prospiciente al Mausoleo si trovano i quattro cannoni Ansaldo 105/28 della Batteria Battisti.

↑ Torna all’indice